Eccesso di proteine: gli effetti collaterali

Eccesso di proteine

Essere in forma e star bene è il desiderio di tutti e la prima cosa da farsi è seguire un regime alimentare sano ed equilibrato assumendo, così, le giuste porzioni di carboidrati, proteine, grassi, verdura e frutta. L’introduzione delle proteine nella propria dieta è fondamentale per diversi motivi e tra questi si annoverano il rafforzamento del sistema immunitario, il rifornimento d’energia e i molteplici benefici per la salute dei muscoli.
Negli ultimi anni stanno spopolando diverse diete e tra queste vi sono quelle iperproteiche (Dukan, Atkins e Paleo) che promettono di farvi ritornare in forma in breve tempo.
Vi siete mai chiesti quali possono essere, però, le conseguenze di questi regimi alimentari?
Una scelta così drastica è destinata, difatti, a ripercuotersi negativamente sul vostro organismo perché determina l’insorgenza di una condizione meglio nota come chetosi; il corpo affronta la carenza di zuccheri con un aumento considerevole dei corpi chetonici e tra questi vi è il noto acetone.
Vediamo ora nel dettaglio qual’è il corretto fabbisogno giornaliero di proteine e cosa può comportare un loro eccesso in termini di salute.

Il fabbisogno quotidiano di proteine

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha stimato il fabbisogno giornaliero di proteine in:

  • 0,89 g/kg di peso corporeo per le persone sedentarie;
  • 1,76 g/kg di peso corporeo per i soggetti che si dedicano ad attività intense (bodybuilder, powerlifter);
  • 1,5 g/kg di peso corporeo per gli atleti di endurance.

Le proteine costituiscono, quindi, in linea generale circa il 10-15% del fabbisogno calorico quotidiano complessivo, ma è indispensabile valutare attentamente la dose da assumere sulla base di diversi fattori quali per esempio le vostre caratteristiche intrinseche, lo stato di salute complessivo, lo stile di vita condotto e l’attività fisica svolta nell’arco della giornata.
Gli italiani ne consumano comunque in linea di massima più del dovuto privilegiando, inoltre, quelle di origine animale con conseguente accumulo di grassi saturi.
Prestate, perciò, molta attenzione alle proteine assunte e seguite il principio generale secondo il quale l’alimentazione deve sempre essere equilibrata; l’ideale è introdurre nel corpo il 50% di proteine di origine animale e il 50% di quelle di origine vegetale.
Un maggior consumo di proteine è comunque consigliato in caso di attività fisica intensa e nei soggetti più avanzati d’età al fine di rallentare la naturale perdita del tessuto muscolare.

L’eccesso di proteine

Un eccesso proteico ha diverse conseguenze sull’organismo e queste possono essere potenzialmente molto pericolose.

  • Incremento della perdita di calcio con le urine (ipercalciuria): questo aspetto desta particolare preoccupazione se siete in menopausa o soffrite di osteoporosi
  • Aumento del consumo d’acqua: il metabolismo proteico richiede molta acqua e potete, quindi, essere più esposti al rischio d’incorrere nella disidratazione.
  • Possibili danni a carico dei reni: questi organi sono, infatti, sottoposti a un’intensa attività finalizzata all’eliminazione delle scorie azotate (scarti derivanti dal processo di digestione delle proteine). Se soffrite di patologie renali dovete prestare molta attenzione e moderare il consumo di proteine: i reni non riescono, infatti, a smaltire correttamente l’azoto e l’affezione in essere può così peggiorare. Le prime evidenze in materia risalgono al 1970 quando alcuni studiosi hanno osservato un drastico aumento della filtrazione glomerulare da parte dei reni.
  • Aumento delle patologie cardiovascolari: le carni rosse, in modo particolare, forniscono un elevato apporto di grassi saturi e innalzano i livelli di colesterolo. Le placche di quest’ultimo si depositano lungo le pareti dei vasi sanguigni e ne riducono pericolosamente il calibro.

Una dieta iperproteica può, inoltre, causare anche danni più marginali e tra questi si annoverano la perdita del buon umore, minori capacità di concentrazione con ripercussioni negative sul piano professionale (il cervello lavora, infatti, con gli zuccheri contenuti nei carboidrati); si segnalano, altresì, l’aumento del peso corporeo (principalmente legato all’assunzione di proteine di origine animale), l’alterazione dell’attività intestinale per scarsa introduzione di fibre, la continua sensazione di sete e l’alito cattivo.
L’eccesso di proteine in ultima analisi è estremamente pericoloso, ma cerchiamo ora di quantificare tale esubero.
I primi danni a carico degli organi si manifestano quando un soggetto adulto e sano assume più di 3,5 g di proteine per ogni chilo di peso corporeo (un uomo di 80 kg dovrebbe ingerire circa 280 g di proteine).
Questi numeri sono difficilmente raggiungibili a mano che la persona non segua particolari regimi alimentari e non assuma integratori proteici.

Quali sono le conseguenze di una dieta ad alto tenore di proteine?

Una dieta iperproteica viene spesso definita chetogenica perché provoca nel corpo un processo metabolico meglio noto come chetosi.
Questi regimi alimentari prevedono una drastica riduzione di carboidrati, frutta e verdura, mentre vi è un aumento considerevole dell’apporto di proteine e lipidi. L’obiettivo finale è portare il corpo a usare i grassi come fonte energetica, ostacolando così il loro accumulo nelle zone critiche del corpo. Si tratta della cosiddetta lipolisi, meccanismo che porta alla scissione e conseguente eliminazione dei grassi.
I benefici, a una prima analisi, sono essenzialmente tre:

  • la presenza di corpi chetonici riduce in modo considerevole l’appetito;
  • i corpi chetonici in eccesso vengono eliminati con le urine e questo permette all’organismo di smaltire i prodotti del metabolismo lipidico;
  • la chetosi provoca di fatto il consumo dei lipidi e questo assicura un dimagrimento drastico.

Non devono, però, essere trascurati i possibili effetti collaterali di tale dieta perché è bene sottolineare che il corpo può funzionare correttamente se e solo se riceve, nelle giuste proporzioni, tutti i nutrienti.

La dieta iperproteica propone un importante consumo di proteine (in particolar modo di origine animale) e una forte riduzione dei carboidrati.
Questi ultimi sono, però, indispensabili perché forniscono al corpo l’energia sufficiente per adempiere alle molteplici funzioni; l’organismo è, perciò, costretto a sfruttare le riserve di glucosio che si trovano nei muscoli e nel fegato.
Un regime alimentare di questo genere, protratto nel tempo, può affaticare pesantemente i reni e l’organo epatico. L’acido urico prodotto non viene smaltito in modo corretto e possono formarsi i calcoli renali, mentre il fegato rischia l’intossicazione. Lo stress a cui sono sottoposti i due organi è elevato e per questo motivo le dieta iperproteica non è consigliata se soffrite di affezioni a carico degli stessi.
Si registrano, altresì, carenze vitaminiche e di sali minerali per l’eccessiva riduzione delle verdure e della frutta; dovete, quindi, assumere integratori di diverso tipo al fine di ripristinare i valori corretti.
Sopraggiungono, infine, effetti collaterali secondari quali la stipsi, l’alitosi (il corpo usa i grassi come combustibile e produce i chetoni che danno origine al caratteristico alito dal gusto di acetone), cefalea, dolorabilità diffusa, disturbi associati al ciclo mestruale, innalzamento dei livelli di trigliceridi, colesterolo e gotta.
Nei casi più gravi potete, inoltre, andare incontro alla chetoacidosi, una condizione molto pericolosa che vi può condurre al coma, ma anche alla morte. Per motivi di sicurezza dovete, quindi, seguire questo modello alimentare per un periodo di tempo limitato e sempre e solo sotto stretto controllo medico.

Le diete iperproteiche funzionano davvero?

L’assunzione di grandi quantità di proteine comporta, come già detto, una reale perdita di peso e tale asserzione trova conferma in molteplici casi emblematici che hanno come protagonisti personaggi famosi.
Questo regime alimentare può, però, ripercuotersi gravamente sul vostro stato di salute e non è, inoltre, esente dal cosiddetto effetto yo-yo che determina una ripresa, nel tempo, dei chili persi.

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Nutrizionista Rossi

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