Dieta per l’Epilessia

Dieta per l'Epilessia

Dieta per l’epilessia

Il primo rapporto medico che rileva la dieta come elemento fondamentale per la cura dell’epilessia risale al 1920.
Successivamente la terapia farmacologica prese il sopravvento e quella alimentare venne considerata superata.
Ma nei primi anni ’90 in America, precisamente all’Università di Baltimora, vennero curati pazienti epilettici che non reagivano ai farmaci somministrati ma che invece con una dieta adeguata riuscivano a tenere sotto controllo la frequenza delle crisi.
Il regime dietetico sperimentato sui pazienti era quello della cosiddetta dieta chetogenica (Alimentazione & Benessere Dott. Ignazio Madonia).

Esempio di dieta per l’epilessia: la dieta chetogenica

La dieta chetogenica prevede un regime alimentare caratterizzato dal’assunzione di quantità molto basse o nulle di zuccheri e questo avviene o in caso di digiuno, o con una dieta molto ricca di grassi.
Questa carenza determina l’utilizzo di corpi chetonici come fonti di energia.
Ma coso sono i corpi chetonici?
Trattasi di sostanze derivanti dal’ossidazione degli acidi grassi del fegato.
Nel caso dell’epilessia, sottoponendo il paziente ad una dieta povera di zuccheri, il cervello cambierà il suo carburante utilizzando per il suo funzionamento queste sostanze che sarebbero responsabili della diminuzione del’eccitabilità nervosa e quindi di uno dei fattori scatenananti la crisi epilettica.

Dieta chetogenica: rischi ed evoluzione

Nella fase iniziale della sua sperimentazione la dieta chetogenica prevedeva un’abbondante utilizzo di grassi saturi presenti soprattutto in alimenti come la panna, il formaggio ed i grassi animali. Essa risultava essere quindi poco salutare perché provocava rischi metabolici collaterali. Per questo motivo recentemente si è sperimentata la possibilità di sostituire i grassi saturi con i polinsaturi derivanti per esempio da alimenti come noci, mandorle, semi e verdure ed è stato rilevato che questo non produrrebbe alcuna variazione sugli effetti della dieta a favore del paziente epilettico, dandogli la possibilità in più di tenere sotto controllo il valore del colesterolo.
Tuttavia il consumo di grassi non è l’unico elemento che influisce positivamente ma anche una drastica riduzione dell’apporto calorico tanto che spesso come “terapia d’urto”, almeno in una fase iniziale, viene imposto al paziente un digiuno di 24 ore.
Comunque, nonostante la dieta chetogenica sia molto restrittiva, praticabile ciclicamente e sotto lo stretto controllo medico e per brevi periodi, essa risulta essere ad oggi l’unica terapia valida per il trattamento di quei pazienti epilettici, soprattutto giovani, resistenti alla terapia farmacologica (Alimentazione e Benessere).

Tipologie di dieta chetogenica

Uno degli effetti della dieta chetogenica risulta essere senz’altro il dimagrimento ed è per questo che essa trova applicazione soprattutto dei settori del fitness e dell’estetica.
In generale si definiscono chetogeniche le diete che prevedono un ridotto apporto di calorie a fronte di un aumento di proteine:

Dieta atkins

la DIETA ATKINS, dal nome del cardiologo che l’ha ideata per il controllo del diabete Mellito.
Essa prevede una riduzione drastica dei carboidrati a favore del consumo di lipidi e proteine che in questo modo verranno utilizzati come fonte energetica alternativa, permettendo di tenere sotto controllo l’insulina.

Dieta “low carb high fat”

Anche qui, come descrive la sua definizione, è previsto un basso consumo di carboidrati ed un aumento dei grassi.
L’organismo, sempre per carenze energetiche attingerebbe dai corpi chetonici, che diverrebbero una fonte inesauribile di energia.
Questo tipo di dieta, utilizzata soprattutto dai podisti, comporterebbe spossatezza soprattutto nella prima fase a causa del “cambio metabolico” (Nutrizionista Valdarno Dieta e Nutrizione Dott.ssa Beatrice Molinari).

Regimi alimentari da seguire per chi soffre di epilessia

Come abbiamo detto la scienza ha fatto grandi passi nello studio delle terapie che alleviano il disturbo epilettico e, a parte i trattamenti farmacologici pù o meno avanzati che limitano gli effetti e la frequenza di questa patologia, ha ben pensato di valutare anche rimedi naturali che possano concorrere a migliorare lo stile di vita del paziente con miglioramenti consistenti della condizione patologica.
In questo senso il soggetto dovrebbe attuare cambiamenti riguardanti la condotta giornaliera e le abitudini che potrebbero concorrere a scatenare la crisi.
In particolare si dovrebbe evitare di incorrere in stati di ansia, dormire a lungo, idratarsi adeguatamente, evitare luci intense o intermittenti,evitare l’uso di alcool o droghe, per le donne tenere sotto controllo i livelli ormonali determinati dai cambiamenti legati al ciclo ed alla menopausa.
Oltre a questo si consiglia un‘attività fisica moderata e l’approccio a tecniche di rilassamento che riguardino la psiche ed il corpo come lo yoga o la terapia cognitivo-corpontamentale (Wiki-How come fare tutto).

Informazioni generali sull’epilessia

Cos’è l’epilessia? Si tratta di una malattia neurologica che colpisce il sistema nervoso centrale per la quale l’attività delle cellule nervose del cervello si interrompe causando perdita di conoscenza e convulsioni.
Da molti scienziati questa malattia è considerata ancora”oscura” sia per le cause che la determinano che per le modalità con le quali si manifesta ed è proprio per questo che, da alcuni, non viene considerata una patologia ma una vera e propria sindrome.
Nel’antica Grecia l’epilessia veniva definita “morbo sacro” e, vista l’inspiegabilità delle sue manifestazioni, ritenevano venisse causata da forze maligne e divinità avverse. Il medico greco Ippocrate di Coo fu il primo a rifiutare quest’ultima concezione definendola una vera e propria patologia e sperimentando per essa terapie naturali.

Partendo da queste basi, nonostante la connotazione trascendentale che nelle varie epoche le hanno attribuito popoli e religioni, la medicina del XIX secolo ha compreso gli aspetti scientificamente complessi dell’epilessia ed ha attivato studi e relative terapie farmacologiche.
Tali terapie permettono al paziente di convivere con la malattia che, seppure non degenerativa, puo’ essere gestita con l’utilizzo di farmaci e, ni casi più gravi anche di interventi chirurgici mirati come la stimolazione del nervo vago (Humanitas).
Tutto cio’ per impedire che la crisi epilettica sopraggiunga in momenti poco opportuni tali da mettere in pericolo di vita il malato e delle altre persone (Mypersonaltrainer).

La terapia per fortuna attualmente si è molto evoluta e, mentre inizialmente si limitava alla somministrazione al paziente di farmaci anti-epilettici, che se da un lato riuscivano a ridurre sia la frequenza che l’intensità delle convulsioni, dall’altro producevano effetti collaterali quali stanchezza, aumento di peso, fragilità ossea, problemi di coordinamento e depressione, oggi si studiano nuove combinazioni di farmaci e nuove terapie sperimentali.
La scienza dell’alimentazione è arrivata inoltre ad asserire che sottoporre un paziente epilettico ad un determinato regime dietetico determini effetti benefici soprattutto per quanto riguarda la frequenza delle crisi.

Cause dell’epilessia

Tutt’oggi le cause che determinano le manifestazioni delle crisi epilettiche sono sconosciute.
Tuttavia la scienza riconosce come alcuni fattori siano determinanti almeno per la manifestazione di alcune tipologie di crisi e possono ricondursi a:

  • FATTORI GENETICI
  • MALATTIE INFETTIVE come la meningite o l’AIDS
  • TRAUMI CRANICI
  • TUMORI AL CERVELLO O ICTUS
  • LESIONI PRENATALI O DISTURBI DELLO SVILUPPO come l’autismo o la neurofibromatosi (Infomedics).

In altri casi l’epilessia è riconducibile all’abuso o all’interruzione di sostanze alcoliche o psicotrope, stimolazioni luminose intermittenti, alterazioni metaboliche come l’ipoglicemia e patologie degenerative come il morbo di Alzheimer.
La probabilità poi che un soggetto sviluppi la malattia, in presenza di suddette cause aumenta con l’età, con la presenza di lesioni a carico della testa, di malattie cardiovascolari, di convulsioni adolescenziali e demenza (Fanpage.itscienza).

Sintomi epilessia

Le crisi epilettiche, come abbiamo detto sono delle vere e proprie tempeste elettriche che possono riguardare l’intero cervello dette CONVULSIONI GENERALIZZATE o parte di esso CONVULSIONI FOCALI PARZIALI.

Convulsioni generalizzate

In questa fattispecie sono da ricomprendersi le CRISI DI ASSENZA, chiamato anche “piccolo male”, che sono caratterizzate dalla semplice perdita di coscienza, tipiche in giovane età, le CONVULSIONI ATONE che prevedono perdita di tono muscolare con conseguente caduta del soggetto, le CONVULSIONI TONICHE che provocano un irrigidimento degli artiall’irrigidimento degli arti, e CONVULSIONI MIOCLONICHE che comportano sussulti d braccia e gambe.
Infine la fattispecie più grave di crisi epilettica è quella TONICO CLONICA, altrimenti detta “grande male”, strutturata essenzialmente in un a fase iniziale che prevede un irrigidimento muscolare di tutto il corpo, successivamente intervengono convulsioni ed una fase finale nella quale il soggetto ha un respiro rumoroso e perdita di urine.

Convulsioni focali o parziali

Possono essere con o senza perdita di coscienza: nel primo caso sono dette SEMPLICI, nel secondo COMPLESSE.
Le convulsioni semplici riguardano soprattutto soggetti in età infantile e si manifestano in stati febbrili durante o dopo la convulsione (Ospedale Bambin Gesu’).
In questo o in altri casi possono riguardare una sola parte del corpo o prevedere semplicemente un formicolio.
Nelle convulsioni complesse il soggetto fissa il vuoto e compie movimenti ripetitivi.

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Nutrizionista Rossi

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